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LA COSTA D’AMALFI E LA NAZIONE AMALFITANA


Il territorio a picco sul mare delimitato dalla catena dei Monti Lattari e dalle acque del Tirreno non è attestato nelle fonti documentarie del mondo classico. L'unica testimonianza scritta riguardante il tratto di litorale che va da Sorrento a Paestum è attribuita al geografo greco Strabone del I secolo a. C.: così viene resa nota l'esistenza della città etrusca marittima di Marcìna, forse coincidente con l'attuale Vietri sul Mare. Le prime manifestazioni di stabili insediamenti umani devono essere considerate le ville romane marittime e rurali che apparvero senza soluzione di continuità a Tramonti, ad Amalfi, a Minori, ad Agerola, a Ravello, sostenute ed alimentate attraverso la Via Stabiana, una lunga arteria che collegava Nuceria Alfaterna con Stabiae mediante il Valico di
Chiunzi e i Monti Lattari, gli approdi del Gallolungo, di Conca dei Marini e di Fonti, i terrazzamenti coltivati e le peschiere. A proposito della storia agricola del territorio amalfitano, occorre tener presente che furono proprio i Romani ad introdurre la coltivazione della vite, come prova il calco ricavato presso i ruderi della villa di Polvica a Tramonti.
L'Alto Medioevo favorì ulteriormente la diffusione di vigneti in tutti i centri del ducato marinaro di Amalfi: quelli che producevano uva di alta qualità erano ubicati nella località Lacco di Ravello, come dimostra l'elevato costo per pergula (= 28 mq) nel corso dell'XI secolo. Vino greco era prodotto nel territorio stabiano, appartenente alla repubblica di Amalfi, ed era venduto soprattutto a Minori. Attività molto antica che accomunarono tutte le genti della Costa di Amalfi furono la coltivazione delle castagne e il commercio del legname, che favorì l'arricchimento precoce di numerose famiglie abitanti in tutti i centri del piccolo Stato costiero.
La presenza umana sia sulle vette che nelle zone rivierasche fu ininterrotta almeno dal I secolo d.C. e fu fortemente alimentata dalle incursioni germaniche del V secolo, le quali favorirono il rifugio in queste aree dei profughi delle città della pianura campana. Questa continuità di presenza è dimostrata da una recente scoperta di natura geofisica: la dimostrazione della veridicità della tradizione della formazione di un'unica spiaggia tra Amalfi e Maiori; questa sarebbe stata il risultato di una potente alluvione immediatamente successiva all'eruzione vesuviana del 79 d.C. e sarebbe gradualmente scomparsa poco dopo il VI secolo. In quel tempo lontano e nebuloso delle origini delle città di Amalfi e di Atrani e gradualmente di tutti gli altri insediamenti si costituirono in loco due etnìe ben distinte: gli Amalfitani e gli Atranienses. La spiegazione di questo fenomeno etnico delle origini resta tuttora celata dall'impossibilità di reperire fonti esplicative di carattere documentario scritto o di soggetto archeologico. Il concetto di “nazione amalfitana” si delineò agli inizi del IX secolo; esso è sancito a chiare lettere nella fiera risposta che gli Amalfitani rimasti volontariamente in patria diedero ai loro compatrioti che stabilirono di seguire il principe Sicardo a Salerno: “Dona multa et ampla principis vestri vobis sint: nobis autem sufficit haec montuosa terra!”. Questo fu il manifesto per l'immediata ufficiale costituzione della Respublica Amalfitana, che avvenne il I settembre dell'anno 839. L'autonomia di questo nuovo Stato resistette in maniera assoluta sino al 17 febbraio 1131; poi il ducato di Amalfi divenne parte integrante del regno normanno di Sicilia. Ciononostante, gli Amalfitani continuarono ad amministrarsi con proprie leggi e consuetudini sino all'età sveva, per cui il poeta inglese Samuel Rogers ebbe modo di evidenziare: “Gli Amalfitani: assaliti sempre, assoggetati mai”. Ciascun centro abitato del ducato di Amalfi contibuiva al progresso e allo sviluppo civile, sociale ed economico dell'intera popolazione. Così i cantieri navali erano attivi sui litorali di Amalfi, Atrani, Maiori, Minori, Positano; la produzione del legname era diffusa tra Agerola, Tramonti, Scala, Ravello e Cetara. Le attivà produttive, alimentate dall'energia generata dai corsi d'acqua, erano distribuite in molte località del territorio: i mulini rappresentano la manifestazione più antica di queste attività ed erano una notevole fonte di investimento economico; gualchiere e tintorie per la produzione dei panni di lana e cartiere per la fabbricazione della carta costituirono la naturale evoluzione tecnologica dei sistemi più semplici e primitivi.
Marinai e contadini furono, pertanto, gli Agerolesi, i Tramontani, i Ravellesi e gli Scalesi, pronti ad avventurarsi sulle navi lungo rotte in mare aperto, per distribuite derrate alimentari e prodotti tessili in tutto il bacino mediterraneo.
L'unità tra le varie popolazioni presenti nell'area amalfitana è da sempre segnata dalla comune partecipazione alle manifestazioni di fede religiosa, sensibilmente marcate ancora oggi dalle ricorrenti celebrazioni e dalla copiosa evidenza di chiese e luoghi di culto, sospese addirittura sui ripidi pendii o prossime alle onde di quel mare che destinò, seppur a volte minaccioso e devastatore, le fortune mercantili e marinare a quel genio creatore così aguzzo nella mente di genti sospese tra terrazzamenti rocciosi e salse schiume marine.