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LA DOC

FURORE RAVELLO TRAMONTI

I comuni interessati sono quelli della Costiera Amalfitana e, precisamente: Vietri sul Mare, Cetara, Maiori, Minori, Scala, Atrani, Furore, Positano, Amalfi, Ravello, Conca dei Marini e Tramonti, tutti in provincia di Salerno. Riconosciuta il 10 agosto 1993 (decreto del 10/8/1995, pubblicato sulla G.U. n°208 del 6/9/1995) prevede il rosso o il rosato da uve Aglianico, Sciascinoso, Piedirosso e Tintore e il bianco da Falanghina, Biancolella, Fenile, Ginestra.

La doc ha tre sottozone: Furore, Ravello e Tramonti

Furore ha ripreso la tradizione vitivinicola nelle gole battute dal vento grazie all'azienda Marisa Cuomo che ha rilanciato antiche denominazioni e soprattutto la consuetudine contadina di coltivare le viti tra le rocce piantandole nella macera, ossia nel muro in pietra di contenimento su cui poggia il terrazzamento superiore. In genere ogni terrazzo è largo dai quattro ai cinque metri di terra su cui si dispongono quattro  filari, spesso originati da una stessa pianta. È molto comune osservare ancora questi sistemi con viti spettacolari a piedefranco, una rarità in Europa. La quantità della produzione è abbastanza scarsa, sia per la resa per ettaro che per l'estensione dei vigneti, appena 35 ettari complessivi. Bianco e rosso sono caratterizzati dalla freschezza in bocca e da una buona intensità di profumi.
La zona di produzione delle uve designata con la sottozona di Furore, comprende l’intero territorio  dei comuni di Furore, Praiano, Conca dei Marini e Amalfi.

Ravello era il luogo del commercio del vino grazie all'attività dei grandi alberghi uno dei quali, il Palumbo, produce da un secolo col famoso marchio Vini Episcopio. Proprio per il suo carattere commerciale e per la posizione baricentrica rispetto a tutta la Costiera, qui si è a lungo concentrato il maggior numero di aziende: oltre all'Hotel Palumbo ci sono infatti le due cantine storiche, Cantine Sammarco ed Ettore Sammarco. La prima ha da poco acquisito il marchio Caruso, fondato nel 1896, che lanciò il rosato trovando il gradimento del jet set internazionale negli anni '60: per questo, con il Salento, la Costiera è stata a lungo rinomata per questa tipologia di vino rilanciata solo alla fine degli anni '90 dopo un lungo oblio. Da Wagner a tutti i capi di Stato, da Greta Garbo a Rossellini, si fa prima a dire chi non ha mai provato il vino di Ravello negli ultimi 150 anni: nessuno, tutti lo hanno bevuto e acquistato per ricordo.
La zona di produzione designata con la sottozona di Ravello comprende l’intero territorio dei comuni di Ravello, Scala, Minori e Atrani.

Tramonti è il cuore agricolo della Costiera. Il successo del suo vino è dovuto proprio ai suoi abitanti. Precisamente a quei tremila pizzaioli che lavorano sparsi tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Una storia vera che vale la pena di raccontare e comincia quando il commercio del vino e la produzione dei latticini era l’unica attività della popolazione contadina. Sembra incredibile, ad un pugno di chilometri da Ravello e da Amalfi, ma è proprio così: la povertà non era più sostenibile e la maggior parte degli abitanti delle tredici frazioni di Tramonti fuggirono al Nord in cerca di lavoro perché la terra non era sufficiente a sfamare tutti i suoi figli. Un esodo, nelle case restano solo gli anziani, comune a quello di tutti i paesi delle zone interne meridionali, con una differenza: i tramontani sono diventati quasi tutti abili pizzaioli. Una tradizione iniziata nell’immediato dopoguerra, quando Luigi Giordano, dopo aver fatto il militare a Novara, decise di rimanerci per produrre latticini freschi. Per risolvere il problema di non buttare quelli invenduti decise di organizzare una pizzeria. Fu l’inizio di un successo inarrestabile, che continua ancora oggi. Luigi Giordano aprì un secondo, poi un terzo locale, poi i compaesani lo imitarono. Giuseppe Apicella decide, invece, di tornare: anziché vendere lo sfuso inizia a imbottigliare e la sua etichetta entra nelle pizzerie.
Di recente altre tre aziende si sono affacciate sul mercato, così Tramonti supera Ravello come numero di marchi commercializzati: Reale, San Francesco e Monte di Grazia. La zona di produzione designata con la sottozona di Tramonti comprende l’intero territorio dei comuni di Tramonti e Maiori.